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domenica 20 marzo 2011
L’interaction design come progettazione di comportamenti sostenibili
a cura di Serena Cangiano
La consapevolezza delle problematiche ambientali è un atteggiamento che si sta diffondendo in tutti i domini dell’attività umana, dalla politica alla produzione e alla comunicazione culturale.
I temi legati all’inquinamento atmosferico, al consumo energetico, al riciclo e smaltimento dei rifiuti assumono maggiore rilevanza anche tra i professionisti e i teorici della progettazione dell’interazione e di sistemi tecnologici innovativi.
La disciplina dell’interaction design necessita ora di rispondere ad un nuovo requisito: la sostenibilità.
Nella prospettiva chiamata Sustainable Interaction Design, Eli Blevis, professore associato di Informatica presso il programma di Human-Computer Interaction Design dell’Indiana University, School of Informatics and Computing, definisce il design come l’atto di scegliere tra o influenzare scelte di futuri modi di essere ovvero come un approccio che si concentra sul comportamento degli utenti piuttosto che sulla soddisfazione dei suoi bisogni.
Questo modo di percepire l’attività dei designer propone un modello che punta alla progettazione del contesto e delle modalità in cui avvengono le attività umane piuttosto che sulla progettazione incentrata sugli utenti di uno specifico artefatto, ambiente o servizio.
Questo modello non può che determinare un cambiamento paradigmatico nella disciplina dell’interaction design poiché la nozione fondamentale di User Centered Design s’indebolisce nel contesto della progettazione sostenibile orientata a stimolare nuovi comportamenti piuttosto che a soddisfare attuali bisogni.
Scrive Adam Richardson, Director of Product Strategy, frog design San Francisco nell’articolo Tragedy of the commons pubblicato sul numero 5 di Design Mind nel 2007:
“To quell the ecological damage being caused by our current industrial production system, we must contextualize feature requests within this broader understanding. User desires are no longer justification enough for production. We must add an Environmental factor to the historical rubric of Business, Technology, and People. And just as we sideline products and services that fail to adequately meet standards of viability, feasibility, or desirability, so too must we reject initiatives that are not sustainable. Ignoring this “E-factor” should be considered poor business practice and poor design – no matter how much consumers might seem to demand it.”
Considerare l’E-factor nella progettazione significa formulare e seguire nuovi tipi di approcci e nozioni come quello del design with intent o della persuasive technology in cui il design è edi tipo strategico e punta a influenzare o a portare l’utente in direzione di certi comportamenti piuttosto che di altri.
Questo tipo di approccio è stato applicato in molti settori della progettazione dell’interazione producendo risultati nella diffusione di comportamenti sostenibili e successi nel mercato dell’innovazione.
In questo senso, casi studio rilevanti sono:
Google PowerMeter e Watson che permettono di monitorare e visualizzare il consumo energetico della propria casa;
Greeprint technology, un software che permette di eliminare automaticamente dal processo di stampa le pagine inutili favorendo la diminuzione del consumo di carta;
Sustainable dance floor, un pavimento che produce energia grazie al movimento delle persone che danzano.
I progetti in cui le nuove tecnologie sono utilizzate per generare soluzioni di artefatti, ambienti e servizi che diffondano comportamenti sostenibili sono oggi molteplici.
Sono ancora pochi, però, i contributi che puntano a definire teorie, metodologie e strumenti che possano essere di supporto ai designer per la progettazione dell’interazione in modo consapevole rispetto alle problematiche ambientali.
L’interaction designer insieme con la sua comunità scientifica di riferimento dovrebbe iniziare a riflettere sul proprio ruolo nel cambiamento dei comportamenti umani nel contesto della sostenibilità ambientale. A questo proposito, infatti, Scrive Massimo Botta in Interaction Design and Sustainability pubblicato su MAInD – Plotting Interaction Design Knowledge:
“The interaction designer could play on different levels. The first one is an intellectual level, where the designer could play his cultural, political and ethical role investigating and interpreting the human condition in order to propose products and services that stimulates different ways of being. The second one is a practical level, where the designer could play a pragmatic role working on the development of products and services based on environment friendly technologies, features and functions.
The third one could be an opportunistic level, where the designer could play a “smart” role, taking advantages of user’s behaviours.”
Tags: design with intent, ecological communication, ecology, interaction design, persuasive technology, sostenibilità, Sustainable Interaction Design
lunedì 7 febbraio 2011
L’app iPhone per uno stile di vita green
L'applicazione-Stanno diventando numerosissime quelle dedicate espressamente alle persone attente all’ambiente. Oggi ne è arrivata una tutta italiana, denominata "Greendrops" e sviluppata dall'agenzia Kiui: obiettivo della app è aiutare l'utente a ridurre le proprie emissioni di CO2 prodotte dalle azioni e dai consumi quotidiani, a partire da elettricità e riscaldamento.
Come funziona- innanzitutto occorre scaricare (gratuitamente) l’applicazione dall’App store e successivamente inserire i tre valori di riferimento, ovvero il proprio consumo mensile di elettricità, di gas e il numero di chilometri percorsi in auto. In virtù di questi tre fattori, l’applicazione è in grado di calcolare il livello di emissioni di CO2 prodotte dall’utente, indicato con colori differenti: se dal calcolo viene mostrato il colore verde, vuol dire che l’impatto ambientale è nella norma, mentre se si colora di arancione vuol dire che ci sono ancora tante buone azioni da intraprendere; se invece l’esito è rosso vuol dire che è necessario intervenire in modo radicale, cambiando stile di vita.
I rimedi- una volta stabilito il proprio livello di inquinamento, l’app fornisce una serie di consigli utili per cambiare e rendere il proprio stile di vita più eco-compatibile, come il suggerimento di sostituire il vecchio frigo con uno a basso consumo di classe A+ e per risparmiare al pianeta
Le piattaforme- Al momento Greendrops è disponibile solo per i prodotti Apple (iPhone, iPod e iPad), ma nel prossimo futuro dovrebbe divenire compatibile anche con sistemi operativi differenti, quali Android, Symbian o Internet Mobile.
Car-sharing elettrico. Lombardia, un passo avanti
venerdì 4 febbraio 2011
Dan Serfaty e la reattività del web
Si autodefinisce ‘imprenditore seriale’. Ogni business che tocca Serfaty, acquisisce una sorprendente disposizione a crescere, crescere, crescere… Ha attraversato i territori della old e della new economy. Si è occupato di yogurt, turismo, tessile, finanza, networking e reti sociali. L’ultimo trofeo è viadeo.com, una piattaforma on-line per il networking professionaleche oggi conta più di 30 milioni di iscritti, di cui almeno un terzo in Asia, ed è il secondo social business network al mondo alle spalle di Linkedin. Rispetto alle altre reti sociali con finalità professionali, la sua piattaforma ha caratteristiche e funzioni più ‘riservate’ e con una forte attenzione alle reti locali. Oggi può contare su uno staff di oltre 200 persone, e su uffici a Londra, Milano, Barcellona, Pechino, New Delhi, Città del Messico e Montreal.
La ricetta? Entrare in sintonia con il contesto ambientale lanciando di continuo impulsi andata-e-ritorno. Come fanno i pipistrelli.
lunedì 31 gennaio 2011
DIAMO ALL’ITALIA UNA STRATEGIA DIGITALE
L’Italia riparta da Internet e dalla tecnologia
La politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia.
Richiamiamo l’attenzione di tutte le forze politiche, gli imprenditori, i lavoratori, i ricercatori, i cittadini, perchè non vedano in queste parole la missione di una sola parte, ma di tutto il Paese.
mercoledì 19 gennaio 2011
New Holland NH2: il trattore a idrogeno
Un progetto che punta a liberare gli agricoltori dai costi dei combustibili fossili, consentendo loro di raggiungere la piena autonomia in tema di carburanti. Questo concetto è perfettamente in linea con la posizione del marchio che si conferma ancora una volta “Clean Energy Leader”.
Molto più di una semplice idea, il trattore NH2 è un prototipo con 120 CV perfettamente funzionante e in grado di eseguire tutti i compiti di un trattore serie T6000 in quasi totale silenzio ed emettendo unicamente vapore ed acqua.
Forme avvenieristiche per il trattore del futuro:
I veicoli alimentati a idrogeno superano questi ostacoli grazie all’idrogeno compresso che alimenta le celle a combustibile che producono elettricità. Le celle a combustibile hanno una lunga vita operativa e consentono di evitare il problema ambientale dello smaltimento delle batterie esaurite. L’idrogeno compresso, ad alto potenziale energetico, può essere comodamente stoccato in un serbatoio, anche per lungo tempo, consentendo rifornimenti pronti e veloci.
FONTE:
www.newholland.com